Il Bühelwirt, 
un edificio che racconta delle storie.

Il Bühelwirt ha molto da raccontare:
nonostante l’inizio della sua storia risalga a più di un secolo fa, oggi si presenta con una facciata del tutto nuova. Una ventata di innovazione che lascia però spazio alla tradizione e al passato.

Il Bühelwirt, 
un edificio che racconta delle storie.
Il Bühelwirt, 
un edificio che racconta delle storie.
Il Bühelwirt

Nel paesino di San Giacomo, a nord dell’Ato Adige, nel cuore originario della valle Aurina, su un’altura che domina uno scenario naturale spettacolare e senza tempo siede lei: „la vecchia signora“. È così che i due gestori, Michaela e Matthias Haller, chiamano affettuosamente lo storico edificio del Bühelwirt. Proprio loro hanno scritto il capitolo più recente nella storia dell’edificio, osando apportare un cambiamento a livello stilistico: da alcuni mesi a questa parte, un …..collega la precedente costruzione tradizionale con la struttura più moderna, ideata dagli architetti Armin e Alexander Pedevilla.

 

Arioso e semplice all’interno, nero, serio e un pò misterioso dall’esterno. Ma il contrasto con l’edificio principale si nota solo all’inizio: non appena i sensi iniziano a esplorare il nuovo edificio scoprono subito ciò che da più di un secolo rende magico questo luogo: il cuore di una famiglia, l’ospitalità di San Giacomo e l’essenza della natura. È il genius loci.

„Le donne hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella nostra storia.“
MICHAELA HALLER, L‘ATTUALE PROPRIETARIA DEL BÜHELWIRT RACCONTA
Il Bühelwirt fu costruito nel 1910 da due donne, fatto inusuale per quie tempi. Maria e Notburga, le due sorelle del maso „Roaner“, dovettero andare fino al tribunale provinciale di Innsbruck per ottenere il permesso di costruire una pensione e una bottega per il paese. Alla fine raggiunsero il loro obiettivo e realizzarono codì il loro sogno. La più giovane delle sorelle, Maria (la mia bisnonna), sposò dopo alcuni anni Josef Niederkofler, l’insegnante del paese. Da questo matrimonio nacquero ben sette figli. La sorella maggiore rimase comunque attiva nella gestione dell’albergo. Il figlio più giovane di Maria, Johann, negli anni 50 prese in carico la gestione dell’albergo e lo ampliò più volte. Così come il padre anch’egli era insegnante e sposò la vicina di casa Anna, anche lei insegnante. Entrambi hanno segnato la storia del Bühelwirt. È proprio Anna che diede il via a una dinastia di sole donne mettendo al mondo sette figlie femmine. Tutte le figlie aiutarono, chi più e chi meno, nella gestione dell’albergo, ma nessuna di esse se la sentì di prenderlo in gestione. Ed è qui che entrai in gioco io. Avevo appena concluso i miei studi, volevo, dopo le mie due bimbe, ricominciare a lavorare e rimettermi in gioco. L’albergo mi ha sempre suscitato un grande interesse e i miei nonni avevano bisogno d’aiuto. Ben presto, con tanta fiducia da parte loro, mi diedero carta bianca e fu così che, coinvolgendo anche mio marito, ci buttammo in quest’avventura.
Con l’edificio principale, rilevato dai miei nonni, abbiamo raggiunto quasi subito il limite più estremo, dato che negli ultimi anni e decenni, gli investimenti fatti sono stati quasi nulli. Abbiamo iniziato con l’apportare modifiche di tipo organizzativo, ottimizzando la routine, rendendo più tecnologico l’ambiente ed effettuando alcuni investimenti. Ma abbiamo capito fin dall’inizio che saremmo riusciti a lavorare in modo soddisfacente solo facendo le cose per bene. Abbiamo riflettuto a lungo se ristrutturare o meno l’edificio storico, dato che non avevamo terreno a disposizione per un ampliamento. In seguito ad un controllo statico però abbiamo appurato che ciò non era possibile. Ci siamo quindi decisi ad acquistare il terreno confinante, cosa che siamo riusciti a fare dopo lunghe trattative. A questo punto la situazione era cambiata radicalmente: avevamo un nuovo piano di lavoro e potevamo iniziare a fare progetti.

L’edificio degli architetti Pedevilla si sviluppa su sei livelli e ospita 20 camere panoramiche, un’area benessere e l’ampliamento della zona ristorante. L’intero progetto si basava su una premessa fondamentale: la perfetta armonia tra passato e futuro. La nuova costruzione in stile purista è dominata dai materiali locali e da elementi di artigianato tradizionale, e la natura è onnipresente.

 

Coni l loro linguaggio formale semplice e chiaro, gli architetti non fanno da contrappunto stilistico alla „vecchia signora“: piuttosto si inchinano davanti ad essa trasportandola dolcemente ma con grande forza nel presente.

„Il filo conduttore dei nostri ultimi progetti è la riduzione all’essenziale.“
ARMIN PEDEVILLA RIGUARDO AL BÜHELWIRT AFFERMA CHE

Ci domandiamo sempre se un elemento o un‘ abitudine sia imprescindibile o se si possa farne a meno. Il progetto che nasce da queste rifllessioni è fatto quindi su misura per il luogo, il cliente la tipografia: nulla manca, nulla è di troppo. Questo modo di procedere dà vita a progetti familiari, con un linguaggio architettonico nuovo, contemporaneo, che però non trascura il pensiero originario die nostri antenati.

 

 

L’artigianato locale continua a vivere nel progetto Bühelwirt. Anche il più piccolo dettaglio è stato realizzato su misura dagli artigiani locali e adattato alle esigenze del nostro progetto. Sono stati utilizzati materiali autoctoni, come ad esempio il larice, l’aggiunta di intonaco argilloso proveniente dalle miniere di rame anche le fonti di illuminazione in rame sono state ideate per noi. Come tessuti la scelta è ricaduta sul loden proveniente dalla fabbrica loden locale.

 

Grazie alle aggiunte minerarie, il verde dell’intonaco rispecchia i colori dell’ambiente montano, e rende gli interni rilassanti; il legno di larice proveniente dai boschi limitrofi trasmette un senso di protezione. La sfumatura verde che si intravede sulla facciata di colore nero riprende i colori die boschi estivi. La natura e la topografia si fondono nel progettoe e nasce un nuovo stile architettonico.

 

Britta Krämer, urlaubsarchitektur.de

„La natura e la topografia si fondono nel progettoe e nasce un nuovo stile architettonico.“
ARMIN PEDEVILLA